
“Un raduno in Abruzzo? Non sarà un azzardo?”… Così aveva detto qualcuno, temendo che la distanza dalle destinazioni abituali si rivelasse un boomerang per gli organizzatori. Fortunatamente i dubbi si sono rivelati infondati: una partecipazione di oltre 30 equipaggi è un dato assolutamente positivo, vista la localizzazione, quindi possiamo archiviare il primo raduno del nostro 34° anno come un successo da incorniciare. Ci è mancato solo l’appoggio del bel tempo: le nevicate in alta montagna e le piogge intermittenti a quote più basse con l’aggiunta di un vento gelido e tagliente non ci hanno permesso di godere appieno dell’itinerario predisposto dagli organizzatori che si sono visti costretti a modificare il programma, inventandosi un’alternativa alla salita a Campo Imperatore in quanto sulla zona stava nevicando…. Ma partiamo dall’inizio, ovvero dal nostro campo base situato a Fonte Cerreto, presso l’Hotel Fiordigigli il cui garage ha iniziato a riempirsi di spider già dalla mattina di giovedì; a questo punto Simone e Eleonora hanno predisposto un pranzo aggiuntivo in attesa che tutti gli equipaggi arrivassero sul posto; il programma del pomeriggio è stato volutamente lasciato libero per permettere a tutti di riposarsi, magari approfittando della SPA dell’hotel. Il via ufficiale è stato quindi giovedì sera con il consueto cocktail di benvenuto, seguito dalla cena e dalla presentazione del programma. La mattina del venerdì il tempo è mutevole ma la temperatura è stabile sul basso: i 6 gradi che ci accolgono nel parcheggio ci fanno capire subito che in questo raduno non vi saranno problemi di surriscaldamento dei motori; partiamo per Santo Stefano di Sessanio: sullo sfondo le cime innevate e tutto intorno alla strada solo natura, un paesaggio stupendo e incontaminato che trasmette una sensazione di immensità; di sicuro uno dei percorsi più suggestivi e memorabili degli ultimi anni. Raggiungiamo Santo Stefano di Sessanio dopo un’ora di viaggio: già da lontano si scorge l’alta e cilindrica torre medicea mentre la presenza di varie gru ci fa capire che non tutte le ferite del sisma sono state rimarginate. Sistemiamo le auto nella piazzetta alla base del borgo antico, in buona parte convertito ad albergo diffuso, e affrontiamo la salita addentrandoci tra vicoletti e voltoni dove sembra che il tempo si sia fermato; invadiamo il paese, sparpagliandoci tra le viuzze alla scoperta di qualche angolo suggestivo e di antiche botteghe; alla fine ci ritroviamo al parcheggio per ripartire in direzione della “Locanda sul Lago”, il ristorante rustico e grazioso che ci ospita per il pranzo. Nel pomeriggio si riparte in direzione di Calascio: anche qui sistemiamo le auto in uno spiazzo appositamente riservato e ci avvaliamo delle navette per raggiungere la mitica Rocca che richiede una scarpinata abbastanza impegnativa dato il suo posizionamento ideale per l’osservazione delle valli limitrofe: il luogo è davvero suggestivo, il panorama circostante è a perdita d’occhio e lascia senza fiato: non a caso è stata la location di numerosi film. Una volta raggiunta la rocca un volontario ce ne illustra la storia secolare in maniera davvero coinvolgente e alla fine ci disperdiamo: chi sale al piano superiore per qualche foto, chi preferisce avventurarsi nei sentieri per vedere la rocca da diverse angolazioni: di sicuro una tappa che resterà nel cuore e nella mente. Ridiscendiamo fino al parcheggio per tornare alle auto con le navette e dirigerci verso Fonte Cerreto per rientrare in albergo dove troveremo altri equipaggi arrivati nel frattempo: un plauso particolare ai parcheggiatori che sono riusciti ad incastrare tutte le spider nel garage, un’impresa tutt’altro che facile e scontata. Sabato mattina ci aspetta L’Aquila: sistemiamo le auto davanti alla villa comunale e poco dopo ci sorprende un acquazzone violento con raffiche di vento gelido: la guida che ci accompagna ci fa percorrere per quanto possibile tratti di strada protetti da portici ma ad un certo punto dobbiamo uscire allo scoperto: non senza fatica raggiungiamo il forte spagnolo, meglio noto come Castello di L’Aquila, al cui interno si trova il Museo Nazionale d’Abruzzo la cui principale attrazione è lo scheletro del mammut che ha dato il nome al nostro incontro: la storia del ritrovamento è affascinante e, mentre contempliamo “il bestione” la guida soddisfa tutte le nostre curiosità. Quando usciamo dal castello la pioggia si è finalmente placata, resta il vento gelido che ci fa capire che a pochi chilometri di distanza sta nevicando e che il programma del pomeriggio, che prevede la salita a Campo Imperatore a 2400 metri di altezza, scricchiola pericolosamente. Ci incamminiamo verso la basilica di San Bernardino caratterizzata da una facciata rinascimentale e con gli interni barocchi, per terminare il percorso alla Basilica di Santa Maria di Collemaggio, una delle massime espressioni dell’architettura romanico-gotica in Italia, che costituisce il monumento simbolo della città, al punto che il motivo del suo rosone è diventato il logo di L’Aquila capitale della cultura 2026.
Rientriamo in albergo consultando febbrilmente i bollettini meteo e durante il pranzo prendiamo la decisione di modificare il programma visto che a Campo Imperatore vi sono gli spazzaneve in azione. Optiamo così per una gita al lago di Campotosto, un ampio bacino artificiale realizzato cent’anni fa a 1300 metri di altitudine (come estensione è il secondo d’Europa) caratterizzato dalla presenza di tre dighe e incastonato tra il Gran Sasso e i Monti della Laga: un fuori programma davvero piacevole. Rientriamo in tempo per la cena di gala con musica dal vivo con la consegna degli omaggi (una confezione contenente tre diversi dolci tipici della zona); sempre durante la serata festeggiamo i 40 anni di matrimonio dei partecipanti umbri Evelio e Rosanna e sei equipaggi si aggiudicano gli abbonamenti semestrali gentilmente offerti dallo sponsor Epocauto. Qualcuno fa le ore piccole e la sveglia della mattina dopo è un po’ difficoltosa… ci aspettano le Grotte di Stiffe, splendide cavità che celano al proprio interno vere e proprie cascate, una caratteristica che le distingue da tante altre grotte; indossiamo il casco e seguiamo la nostra guida per un percorso di circa un’ora. Nel frattempo il cielo è diventato di un azzurro intenso e qualcuno osa aprire la capote, facciamo una tappa da un amico di Simone che ci offre un aperitivo e ripartiamo per il pranzo conclusivo. Nel pomeriggio alcuni equipaggi percorreranno un pezzo della strada per Campo Imperatore per avere almeno un assaggio di quello che era il programma iniziale. Il raduno si chiude quindi con un bilancio positivo e con presenze – citiamo il Manzoni “dall’Alpe alla Sicilia” vista la presenza di Michele e Rossella dal Trentino e di Mimmo da Palermo: completano il parterre auto arrivate da Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio e Campania; un caloroso benvenuto ai debuttanti Francesco e Rosalba arrivati dalla provincia di Milano a bordo della loro splendida spider bianca. Un grande ringraziamento a Simone e Eleonora Antonini per lo splendido programma e a Gianluca Mancini per il prezioso supporto.
Arrivederci al prossimo raduno.